Perché Beethoven?

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Beethoven secondo Warhol

Poche annotazioni sulla figura di un compositore che, a ragione o a torto, è stato eletto a simbolo di una modalità di fruizione della musica, quale mediata dal Romanticismo, che ancora oggi permea la nostra concezione musicale.
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Addio Bob…

bob-in-lab A fine agosto scorso, silenziosamente, con l’eleganza leggera che lo contraddistingueva, se ne è andato Robert Moog. Una persona che ha rappresentato un vero mito, per gli alfieri della popular music, come per i semplici appassionati.
Mi piace ricordarlo così: la prima volta che ho sentito il suo strano cognome è stato nel 1975 – avevo 13 anni. Era l’estate del tormentone del Guardiano del Faro, Amore grande amore libero, e non si sentiva altro sui juke-box che il tema sdolcinato di questo brano suonato con un timbro mai sentito prima.
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Pat Metheny Group – The Way Up

wayupInauguro un’altra sezione del mio sito con questo CD che da giorni gira incessantemente nel mio iPod. Senza tema di smentita è l’album più bello del PMG. E’ di una ricchezza tale da marcare un punto di svolta nella produzione di questo gruppo che ormai da più di vent’anni è incessantemente connotato da una vena compositiva mai scontata e sempre interessante. Non parlo solo di estetica, ma anche e soprattutto di comunicatività, anche se in effetti The Way Up richiede, per ammissione degli stessi autori, un salto di qualità all’attenzione di chi ascolta. Leggevo giorni fa sulla rivista Keyboard un’intervista a Lyle Mays, tastierista del PMG e co-autore delle musiche. Fortunatamente è disponibile anche online, vi consiglio di leggerla cliccando qui: Lyle Mays è un musicista piuttosto schivo e riservato, questa è una delle rare occasioni per apprendere direttamente da lui aspetti interessanti sul suo apporto alla composizione e all’esecuzione dal vivo. Mi ha molto colpito leggere che tutto il CD (si tratta di una lunga composizione suddivisa in 4 parti, costruita a partire da materiali riconoscibili più volte all’ascolto) viene eseguito in concerto da tutti gli strumentisti per intero, e a memoria: se considerate i continui cambi di tempo, l’intreccio strumentale, la necessità di includere zone di improvvisazione per poi ritornare al flusso preordinato, beh… c’è da rimanere a bocca aperta! Un altro passo dell’intervista che mi ha molto colpito è quello finale, non posso che citarlo integralmente: “My personal take is that it feels really good to be offering something of substance today in an increasingly crass world. And I’m proud to be up there doing something hard and challenging and, if anything, overestimating our audience rather than underestimating them. We’re giving them as much as we can and assuming that that’s cool. It’s the opposite of dumbing things down and I can really get behind that“. Che ne dite? Tutto il contrario dell’atteggiamento dittatoriale studiato dai sociologi riguardo i gruppi di popular music durante i concerti dal vivo. Qui si parla di sovrastimare il proprio pubblico: mi sembra molto pertinente, onesto, e meritevole di essere segnalato.

Primi feedback…

Restituisco la cortesia al carissimo Bonaventura di Bello che mi cita immeritatamente nel suo Jack Ventura’s Blog.
Bonaventura è un amico di vecchissima data, e se date un’occhiata al suo sito vi renderete conto della sue incredibili capacità: redattore di riviste e libri d’informatica, esperto di grafica, ideatore di avventure testuali, e molto altro… Gli devo l’ispirazione e la preziosa consulenza alla realizzazione di questo sito. Grande BdB!

Guerre Stellari…e le opportunità della Rete

ddvQualche tempo fa ho ricevuto una mail molto cortese dall’Australia. Un regista indipendente, Neil Henderson, mi ha chiesto il permesso di usare alcune mie esecuzioni di musiche di J. S. Bach trovate in Rete come colonna sonora di un suo film. Si tratta di una parodia di Star Wars, e se visitate il sito ufficiale del progetto potrete rendervi conto della qualità del lavoro. Questo singolare episodio ha suscitato in me riflessioni sulla capillarità della Rete; sul fatto che persone che stanno agli antipodi di questo nostro mondo reso sempre più piccolo dalla tecnologia possano collaborare con estrema facilità ad un progetto comune; sulla libertà e la facilità di reperire immagini, musiche e suoni per una produzione video personale; e soprattutto sulla caparbietà di credere in un progetto, per quanto strampalato, e sul coraggio di portarlo a termine. Vi consiglio di dare un’occhiata al filmato e di scrivermi le vostre impressioni!

Keith Jarrett – The Art of Improvisation

jarrettBeh, a dire la verità sono rimasto un po’ deluso da questo DVD. Mi aspettavo, dato il titolo, qualcosa di più illuminante sui processi mentali di Jarrett improvvisatore, sulla sua capacità dichiarata di tenere a mente contemporaneamente fino a quattro linee melodiche in contrappunto tra loro, sulle sostituzioni di accordi, ecc. Ma mi rendo conto che ciò avrebbe reso il DVD molto meno commerciabile e più simile ad una “clinic” di lusso. In effetti i miei desideri non credo importino molto alla gran parte dei suoi aficionados, che troveranno comunque pregevoli le immagini d’archivio (Jarrett con Miles Davis, Gary Burton, Jan Garbarek, oltre che con i suoi fidatissimi Gary Peacock e Jack de Johnette e molti altri), e interessanti certi accenni riguardo alla Sindrome da Stanchezza Cronica che aveva colpito il pianista qualche anno fa, il suo rapporto con Manfred Eicher (il patron della ECM), la moglie Roseanne, la dottrina esoterica di Gurdjeff, etc. Si tratta a volte solo di accenni, appunto, ma pur sempre riferiti ad un grandissimo artista. Viene svelato anche un retroscena sul famosissimo Köln Concert da cui fu ricavato un disco che ha fatto epoca: Jarrett racconta che in realtà il pianoforte messo a disposizione per il concerto non era affatto di suo gradimento, e che proprio per quello strumento la sua improvvisazione prese la piega che fu immortalata su disco.

Richter. The Enigma

z01912kqovgEcco un DVD da non perdere, a mio avviso. In questo film di Bruno Monsaigeon, in forma di lunga intervista (l’unica di tale lunghezza che abbia mai rilasciato), il pianista ormai ottantenne ripercorre tutta la sua vita, l’infanzia ad Odessa, gli studi musicali irregolari, le prime esibizioni, l’ammissione al Conservatorio di Mosca nella classe di Neuhaus, la prima tournée negli USA nel 1958. La mole di materiale d’archivio presente è imponente, comprese alcune chicche rarissime, come una breve sequenza di un film sovietico su Glinka in cui Richter interpreta Liszt e viene mostrato al pianoforte con una lunga parrucca… Il titolo originale in francese “Richter l’insoumis” (il ribelle) rende molto meglio l’aspetto inquieto del grandissimo interprete, famoso per le idiosincrasie, il rifiuto di esibirsi in sale troppo grandi, i concerti annullati all’ultimo momento, ma anche per l’integrità delle scelte interpretative. Ci sono nell’intervista frasi chiarificatrici dei gusti e delle scelte consapevoli dell’artista (il fatto di preferire apertamente Haydn a Mozart, ad esempio). Commuove vederlo, da vecchio leone ferito, sottrarsi al mito (la settima di Prokofiev imparata in pochi giorni, la quantità infinita di ore passate a studiare) e dire, la testa tra le mani: “non mi piaccio”.

Musica. Una breve introduzione

cookQuesto agile libro di Nicholas Cook tradotto di recente da EDT in italiano ha il merito di parlare di musica, come sempre più spesso si fa oggi, senza barriere di generi e, dunque, steccati ideologici. Ho trovato molto lucide e illuminanti alcune intuizioni sull'”integrità” in musica; su quanto la musica, pur linguaggio universale, per il fatto di richiedere la mediazione della parola per essere descritta ne rimanga per così dire intrisa, influenzata. Così “parlare di musica” genera retaggi, pregiudizi e condizionamenti che permangono anche a distanza di generazioni.

Ragusa Ibla

veduta-2Il primo agosto scorso sono stato a suonare con Rodolfo Bonucci a Ragusa Ibla per il Festival Internazionale della Val di Noto. Ibla è tra i monumenti barocchi che nel 2002 sono stati inseriti nella World Heritage List dell’UNESCO. Bella da lasciare senza fiato, affascina oltre che per la posizione e l’architettura, anche per la cura e l’attenzione con cui ogni dettaglio è discretamente evidenziato. Se andate in Sicilia, è una meta caldamente raccomandata.

Egnocus e gli Efferati

8845902331Sto rileggendo in questi giorni questo libro di Fabrizio Dentice (conosciuto forse più come giornalista che come scrittore) che ormai ha quasi vent’anni e che mi aveva divertito molto quando lo avevo letto per la prima volta. Devo dire che mantiene ancora la sua freschezza e soprattutto l’autore possiede la dote rara dell’autoironia. Egnocus (gnocco, in italiano) è un bambino un po’ selvatico e speciale; si intende a meraviglia con gli animali e osserva (letteralmente) gli adulti da un suo osservatorio speciale. Una fiaba (anzi, una favola), un racconto poliziesco, un esercizio di scrittura arguto e raffinato. Insomma tanti libri in uno solo.