Concerto di Sakamoto a Chiasso

saka1Ieri sera sono andato a vedere (uso di proposito questo verbo, capirete dopo perché) il concerto del duo formato da Ryuichi Sakamoto (pianoforte) e Alva Noto – al secolo Carsten Nicolai (video e strumenti elettronici). Ero molto curioso e ben disposto verso un tipo di commistione che mi attrae moltissimo nelle sue potenzialità espressive. Poi Sakamoto è un personaggio della scena musicale globale da cui ci si può aspettare di tutto, e dunque capirete le ragioni della mia curiosità. Il piccolo teatro ticinese (in verità neanche troppo gremito) si è andato affollando di un pubblico di over-30, molto (troppo?) composti e forse fin troppo ben disposti verso lo spettacolo che – lo dico subito – è stato davvero poverino.
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Pat Metheny Group – The Way Up

wayupInauguro un’altra sezione del mio sito con questo CD che da giorni gira incessantemente nel mio iPod. Senza tema di smentita è l’album più bello del PMG. E’ di una ricchezza tale da marcare un punto di svolta nella produzione di questo gruppo che ormai da più di vent’anni è incessantemente connotato da una vena compositiva mai scontata e sempre interessante. Non parlo solo di estetica, ma anche e soprattutto di comunicatività, anche se in effetti The Way Up richiede, per ammissione degli stessi autori, un salto di qualità all’attenzione di chi ascolta. Leggevo giorni fa sulla rivista Keyboard un’intervista a Lyle Mays, tastierista del PMG e co-autore delle musiche. Fortunatamente è disponibile anche online, vi consiglio di leggerla cliccando qui: Lyle Mays è un musicista piuttosto schivo e riservato, questa è una delle rare occasioni per apprendere direttamente da lui aspetti interessanti sul suo apporto alla composizione e all’esecuzione dal vivo. Mi ha molto colpito leggere che tutto il CD (si tratta di una lunga composizione suddivisa in 4 parti, costruita a partire da materiali riconoscibili più volte all’ascolto) viene eseguito in concerto da tutti gli strumentisti per intero, e a memoria: se considerate i continui cambi di tempo, l’intreccio strumentale, la necessità di includere zone di improvvisazione per poi ritornare al flusso preordinato, beh… c’è da rimanere a bocca aperta! Un altro passo dell’intervista che mi ha molto colpito è quello finale, non posso che citarlo integralmente: “My personal take is that it feels really good to be offering something of substance today in an increasingly crass world. And I’m proud to be up there doing something hard and challenging and, if anything, overestimating our audience rather than underestimating them. We’re giving them as much as we can and assuming that that’s cool. It’s the opposite of dumbing things down and I can really get behind that“. Che ne dite? Tutto il contrario dell’atteggiamento dittatoriale studiato dai sociologi riguardo i gruppi di popular music durante i concerti dal vivo. Qui si parla di sovrastimare il proprio pubblico: mi sembra molto pertinente, onesto, e meritevole di essere segnalato.